di Roberta Gucci Cantarini

La doppia esposizione personale di Monika Grycko Movimento Extremo presentata presso Rebecca Container Gallery [Genova] e presso il Circolo degli Artisti [Faenza]rispecchia perfettamente il modus operandi dell’artista, la cui ricerca si esprime essenzialmente attraverso scultura, video e fotografie.

Contorsioni, movenze inaspettate, allungamenti, fratture: i movimenti extremi di Monika Grycko sono punti di non ritorno, passaggi obbligati e a senso unico, da uno stato d’essere ad uno completamente diverso. E’ questo che ci viene suggerito da Movimento Extremo VII: nella sala di Rebecca Container Gallery la scultura in lucida ceramica di una donna in posizione palesemente impossibile per il corpo umano giace a terra. Le sculture di Monka Grycko, oscillando ambiguamente tra inquieta tensione gotica e appariscenza pop, indagano la natura dell’uomo, la sua capacità di adattamento alle condizioni di vita avverse che egli stesso crea. A volte veniamo obbligati a compiere atti che mutano radicalmente la nostra vita, che comportano uno sforzo tale da rimanere inevitabilmente segnati.

Questi cambiamenti, che sono volti in genere alla “sopravvivenza” all’interno della nostra società, sono di fatto dolorosi da compiersi, come doloroso è anche essere consapevoli della loro necessità. Adeguarsi alla realtà e alle sue finzioni in alcuni casi può comportare conseguenze enormi sul nostro pensiero, sulla condotta, ma anche sulla percezione di e sulla scala di valori con la quale consideriamo il mondo. La difficoltà di queste trasformazioni deriva dalla volontà di riuscire in qualche modo a portare con qualcosa dello stadio iniziale, non tradendo completamente la propria origine. Doloroso è dunque non solo il movimento in sè, ma anche lo stato di quiete in cui ci si trova immediatamente dopo. L’equilibrio è diffcile anche nello stadio successivo il mutamento. Più aumenta il pericolo, più invisibile questo deve rimanere. Un movimento estremo consiste anche nella sua appariscente bellezza, nella sua leggerezza“, afferma l’artista stessa. Il segreto della perfezione di un movimento extremo sta dunque nella trasparenza e nella correttezza sia dell’esecuzione sia dell’esecutore. (…) In questo modo l’opera di Monika Grycko si rivela non solo come una denuncia dell’amoralità della nostra società e della nostra storia. Il suo lavoro si profila anche come un vero e e proprio studio sulla struttura ontologica dell’uomo, sulle sue insite stratificazioni e contraddizioni perverse. Di più: la ricerca dell’artista diventa, di fatto, non solo un’indagine ma soprattutto una presa di posizione forte riguardo la natura umana.

personale di Monika Grycko “Movimento extremo”, Rebecca Container Gallery,Genova, 2005, a cura di Roberta Gucci Cantarini