di Stefania Mazzotti

IPER-CORPI IN MOVIMENTO ESTREMO

 

MISERIRE NOBIS -dicono- e potrebbe comunque non bastare, come spesso accade e la tragedia della morte finora si è sempre ripetuta. Monika Grycko

In nessuna epoca storica la centralità del corpo si è imposta come nella nostra con tanti significati. Tanto che oggi i linguaggi del corpo sono istituzionalizzati e sottendono la complessità dei fenomeni sociali contemporanei.

Il corpo è diventato un iper-corpo. Un corpo da studiare, da analizzare, da esplorare, da plasmare e da mostrare. Corpi tonici modificati dalla chirurgia plastica e innestati di tecnologia, privati dai segni del tempo sono diventati icone estetiche e di consumo a cui fare riferimento. Il corpo non costituisce più il limite sul quale l’uomo si scontra o la tomba dell’anima come pensava Platone o la residenza dell’anima come professa il cristianesimo e nemmeno il principio di verità del materialismo di Nietzsche. Oggi il corpo è il luogo in cui si ricerca l’identità ed è la superficie con la quale si comunica con il mondo esterno.

La Grycko trae ispirazione da questo fenomeno di massa non senza critica, guardandolo a volte con timore.

Le bambole diMovimento extremoattingono dalliconografia della cultura popolare dei manichini delle vetrine alla moda e alla stesso tempo alla pittura classico-manierista, quella del nord di Bosch, Breugel, Vit Stwosz, Memling e quella italiana di Parmigianino e Pontormo.

L’artista individua a livello intuitivo un movimento ciclico della storia, un ritorno fenomenologico della cultura. Anche oggi come nel Cinquecento il corpo è il fulcro delle riflessioni filosofiche e culturali. Come allora le forme si allungano, si gonfiano, si spandono e l’arte sottolinea la propria illusione, il proprio controllo sulla percezione. Il corpo diventa un teatro per rappresentare il mondo. Per questo lo si orna, lo si dipinge, lo si modifica e lo si trasforma con la tecnologia.

Le sculture di “Movimento extremo” sono corpi senza espressione, belle forme dalla pelle bianca, lucida e dai colli allungati. Come umanoidi replicanti di una vita seriale, dentro i loro corpi sembra circolare il sangue freddo di una luce al neon. La loro umanità è congelata nell’espressione vitrea dei loro occhi di ceramica. La loro eterea bellezza viene presto interrotta da un gesto estremo. Le teste, le gambe e i piedi si contorcono in pose improbabili.

La Grycko, poi, attraversa la superficie del corpo per indagare sulle anatomie dei corpi. Allora gli organi vitali del corpo vengono collegati da vasi sanguigni rappresentati da circuiti elettrici. Sono corpi cibernetici, seppure descritti con una tecnologia domestica

come quella dei televisori e delle luci ad intermittenza del natale, oppure fisionomie di maschere deformate nelle loro espressioni grottesche, stereotipate e alimentate da frigoriferi.

Monika Grycko riflette sulle incrinature di un’umanità legata ad una società basata sul benessere e sul positivismo di un sé vincente. In questo modo attinge ai simboli “pop” della cultura dei mass media e della pubblicità per interrompere la sensazione di benessere con un imprevisto. In un movimento anomalo, in un contrasto di materiali si insinua l’accadimento della morte.

Avvenimento naturale del nostro essere umani e nonostante tutto “corpi” vulnerabili.

 

personale di Monika Grycko “Quattro accessori indispensabili, nell’ambito di “Open Studio 2005”, Aus Interni, Faenza, 2005, a cura di Stefania Mazzotti