di Stefano Taddei

SIGNORE, DACCI LA NOSTRA PAURA QUOTIDIANA

What I thought was life

Came to an end

Born into a world

I never asked for this

Fear Factory, Martyr

Non c’è rimasta che la paura. La società occidentale, tronfia del proprio vivere gonfiato dal consumismo, è ora continuamente attaccata, non solo militarmente, da nuove realtà. Tale situazione si riverbera su tutta l’umanità, sempre più schiava di un’incertezza che travalica agevolmente nella nevrosi collettiva di terrore verso il prossimo. L’informazione, vero cavallo di battaglia delle paure globali, macina indici d’ascolto stellari che, complice la noia, la miseria esistenziale e un’analfabetismo di ritorno, trovano un pubblico complice nel prendere per oro colato ogni annuncio. In questa situazione s’immerge la ricerca di Monika Grycko. Tale disamina testimonia come la stessa esistenza occidentale porti a nuovi modelli di sopravvivenza che hanno nella continua paura il loro centro nevralgico. Ecco quindi che l’autrice, utilizzando differenti media, crea un universo terrorizzante/mutante che non può che essere tangentemente implicato con l’attualità più stringente. Tutto un armamentario di riferimento come navi, sottomarini o gas diviene la base per definire artisticamente la china che sta modificando sostanzialmente il nostro vivere. L’umanità, in queste opere, dipana la propria fragilità esistenziale, dispersa tra paure e minacce incombenti che paiono lasciarla senza scampo alcuno. Le note turbolenze internazionali hanno sicuramente trasformato l’approccio verso l’alterità. La società occidentale, in nome della difesa verso il nemico, instaura un sostema di terrore anche nei propri abitanti. La protezione perciò attacca anche chi dovrebbe riparare. Monika Grycko ci racconta di come tale virtualità si innesti nel reale della vita della maggioranza. E che non pare esserci alcuna possibilità per chi si vuole ribellare a tale sistema, pena sembrare di appartenere al campo nemico. Un antagonista, spesso e volentieri, che la stessa nostra società alleva e fomenta contro di noi. Il mito dell’uomo sempre connesso con gli altri grazie alle diverse applicazioni informatiche, cioè social, trova in realtà un sostanziale comunanza di paura che lo pare legare incessantemente agli altri. Monika Grycko racconta con dovizia della friabilità dell’uomo nella nostra congiuntura, in un sistema che non lo sistema mai nella sicurezza.

personale di Monika Grycko “Mixentail”, Galleria Il Pomo Da Damo, Imola, 2016  a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei