di Francesca Baboni

MISTICHE APPRENSIONI

Il male e la paura sono gemelli siamesi.
Zygmunt Bauman

Monika Grycko lavora da sempre sull’ambiguità della natura umana e sulle possibili metamorfosi corporali generate da una situazione minacciosa. I suoi ibridi di ceramica e tecnica mista, estremamente contemporanei e intriganti nella fattura e nello stesso tempo simboliche reminiscenze dall’antico, che mostrano un rapporto diretto e molto stretto dell’artista col materiale, partecipano con movimenti estremi alla lotta del vivere umano, nell’eterna dicotomia tra paura e aggressività.

In questo inedito progetto espositivo, l’autrice sembra giungere ad una consapevolezza che si traduce in un apparente nichilismo, ma che in realtà mostra una visione superiore e un’interpretazione per nulla scontata degli eventi a venire. Il messaggio viene esplicitato a partire dal titolo dell’esposizione, un ermetico neologismo coniato dall’artista stessa, che lascia intravvedere una tensione verso la Storia che inesorabilmente ci portiamo dietro le spalle. L’installazione onirica U-Boot contiene dei richiami ancestrali che sono nel contempo diretti al futuro, e fagocitano una situazione post-apocalittica, in cui una figura infantile non più umana ma non ancora mutante, ancorata ad una situazione di inquietante transito, gioca col suo cagnolino col volto girato in una contrazione eccessiva. Lo spasmo in realtà sottende un movimento finale impossibile ai limiti della contorsione, che si ricollega alla sua precedente serie dei movimenti extremi, e lo accosta ad un busto mutante già dotato di maschera a gas che appare vittima sacrificale di una mutazione appena avvenuta e che lo predispone alla difesa.

Visionario e destabilizzante è il video che unisce suono a suggestione visiva e ricrea un’ambientazione surreale in cui la stessa sur-realtà diviene pratica del quotidiano, nel momento in cui il fumo del gas che fuoriesce da un semplice fornello domestico da cucina assume un valore mistico e diviene topos di un dualismo antitetico, da una parte un’ avvolgente aureola protettiva che immerge ogni cosa, dall’altra un pericolo incombente, mentre battelli sottomarini tedeschi – gli U-Bootspauracchiodellenostregrandiguerre-affioranodalleacquetorbidediunazzurrolividodiunnostropassatoancoramoltopresente.Lapaurasiaffiancaallachiusuranell’operadiMonikaGrycko,chericostruisceinmodosottileedacutolageografiadeipensiericheaffioranodalsubconscioesiannidanonellamenteumanadell’uomooccidentale,lasciandoloinbilicotrabisognodiprotezioneenecessitàdinascondimento,nellavolontàdichiudersiperproteggersidallamisteriosaminacciaincombentesullasuatesta,chepuòesseredicaratterescientifico,biologicoonucleare.Maquestononèdatodisapere.

In parallelo, una serie di fotografie mette in scena e approfondisce, attraverso un abile gioco visivo, i concetti della video installazione, mostrando in primo piano le dimore primordiali e antiche costruite dagli uomini per proteggersi e ripararsi dalle intemperie e in secondo piano un paesaggio virtuale che si innesta ambiguamente sullo sfondo creando uno spiazzamento temporale, come una sorta di frame televisivo, e che va a rappresentare il sistema pericoloso che può distruggerle in un momento. Monika Grycko ci rivela così la follìa di un’azione attivata dagli uomini stessi per la propria difesa, nella percezione di essere terribilmente fragili, in balia di un’esistenza precaria, eppure così tronfi di senso d’onnipotenza da rischiare l’autoeliminazione, completamente privati di ogni possibile controllo di ciò che loro stessi hanno creato per una loro fittizia protezione e che oramai non li protegge più.

personale di Monika Grycko “Mixentail, Galleria Il Pomo Da Damo, Imola, 2016  a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei