di Sabrina Bellenzier

Intervista a Monika Grycko

Monika Grycko è nata nel 1970 a Varsavia, vive e lavora a Faenza. Presente in ThisAge conVideo, sculture, installazioni. Lo spettatore è portato a cogliere il perturbante ansiogeno delle mutazioni compiute su corpi che hanno perso la loro identità originaria durante l’odierna lotta per la sopravvivenza.

www.monikagrycko.net/

SB: La società contemporanea è in continuo mutamento, così l’uomo e la sua identità, diretti verso qualcosa di non ancora definito. Ritroviamo nella tua ricerca artistica elementi dei riti di passaggio tribali, a volte dolorosi ma necessari per raggiungere un nuovo “status sociale” e una nuova consapevolezza?

MG: Spero che sia la “nuova consapevolezza”, lo stato verso il quale si sta dirigendo la società contemporanea. Più che cercare la consapevolezza, il sistema generale pare sottoporsi a una lenta decomposizione. Certamente siamo attratti dai riti nei quali si trova sicurezza, comunione degli scopi, eccitazione del mistico, ma non credo che i riti tribali possano aiutare l’uomo a trovare un nuovo status sociale. Essi possono solo temporaneamente saziare il nostro gusto del patetico, forse perché possiamo accedere solo a riti fasulli creati dalle leggi del mercato, che non possono assolutamente aiutare nel passaggio verso una nuova consapevolezza. Nei miei lavori parlo sicuramente dell’attesa “prearmageddonica” e della sinistra facilità di farsi del male. Certamente bisogna trovare una procedura di passaggio, attraverso la mutazione o la metamorfosi, che potrebbe condurci verso qualcosa di migliore, come dici tu, di ancora non definito. La mutazione psicosomatica è inevitabile come una sorta di mimetismo, una via di fuga.

SB: La serie Movimento extremo presenta corpi tesi in posizioni impossibili. Si può dire che essa esprima la costante ricerca di oltrepassare i limiti, di andare oltre l’umano, con una contorsione dolorosa ma anche incredibilmente bella? E’ questa una tensione che, a volte, produce risultati non compatibili con la vita?

MG: Sì, Movimento extremo nasce indubbiamente dalla paura dello sforzo al quale bisogna sottoporsi per arrivare all’esaudimento dei propri desideri (o ai desideri degli altri). Bisogna farlo conservando una parvenza giusta, saziare anche il proprio narcisismo, arrivare allo scopo. Può essere impossibile e non compatibile con la vita.

VG: Sculture realizzate in ceramica che racchiudono in sé la fragilità sconcertante delle inquietudini che toccano la nostra quotidianità: l’innocenza e la purezza della ceramica perlacea è resa oggetto di manipolazioni grottesche e violenze. Se il medium è il messaggio, cosa vuole sottolineare Monika Grycko del tempo in cui vive?

MG: Il fatto della realizzazione dei miei lavori in ceramica illustra probabilmente il mio legame con la terra in senso di ammasso di minerali roteanti nello spazio. Bisognerebbe proteggere queste vitali strutture di atomi e cercare di non commettere più tanti errori, provare a stare attenti alla piacevolezza delle cose malvagie. Occhio al pericolo. Armageddon days are here.

VG: Amalgama di uno sguardo apocalittico e intimo al contempo, il corpo è specchio sul quale si palesano conflitti interni inconciliabili; per te, diventa esternalizzazione di un’espiazione della colpa, del dolore che costituisce la coscienza infelice dell’uomo o rappresentazione della sopraffazione e autodistruzione della natura di quest’ultimo?

MG: Autodistruzione involontaria di una società colpevole di stupidità, crudeltà, consegnata alle proprie violente leggi… quindi entrambe le varianti che poni, accompagnate da superficiali sensi di colpa e superflue pigre prove per espiarle (per evitare il dolore). Certo tutto questo può apparire pessimistico ma sto generalizzando parlando della società. Gli individui sono tutta un’altra cosa.

CS: Credi che l’uomo abbia perso il suo aspetto più autentico, nascondendosi dietro travestimenti? Nelle tue donne/scultura questa perdita di autenticità e identità sembra riguardare anche l’erotismo e la sessualità. Secondo te a cosa è dovuta?

MG Forse la fatidica legge del commercio – domanda e offerta – che produce e governa il codice dei travestimenti che fanno parte della strategia dell’acquisto, ha reso gli uomini così insicuri del proprio valore (anche sessuale). Il mercato ha preso il sopravvento su tutto l’ordine delle cose, anche sul sistema ormonale.

CS: “Il mondo ha avuto origine senza la presenza dell’uomo e finirà senza di lui” scrive Levi Strauss. Secondo te, qual è il ruolo dell’uomo nel mondo d’oggi? Considerando le odierne strutture sociali e societarie, lo vedi capace di sviluppare una propria identità personale?

MG: Stranamente non credo nella scomparsa dell’umanità del tutto, ma nell’implosione del sistema che gli uomini hanno creato. Penso ottimisticamente della possibilità dell’intelligente collaborazione con l’universo. Una parte dell’umanità sicuramente ha sviluppato già un’identità personale che è proprio necessaria per progredire rendendosi conto della molteplicità delle cose che bisogna lasciare e della molteplicità delle cose che bisogna imparare.

collettiva “This age”, A plus A Centro Espositivo Sloveno, Venezia, gennaio 2013, a cura di Sabrina Bellenzier, Valentina Gervasoni, Cristina Spagnolo