di Joan Abellò Juanpere

PASSEGGIATA PER VARSAVIA

Ieri, in occasione di una passegiata per il parco Saski, con gli alberi accolorati per lautunno e i marziali soldati che sorvegliavano una finta e simbolica tomba patriottica, mi sono trovato di fronte a un enorme palazzo, quello che ospita la Galeria Sztuki, nella piazza dedicata al poeta Majakowski, che contiene a mio avviso, una delle mostre più suggestive del nuovo corso polacco: Egocentryczne Niemoralne Przestarzale.

Curata da una donna, Borzena Czubak, contiene, in genere, e particolarmente, una bella fetta di arte di generefemminile, che riassume, per quanto riguarda materiali e argomenti, le preoccupazioni fondamentali dei nostri giorni: la relazione con il corpo, altro o nostro.

La mostra non inizia dal nulla, si mostrano i padri fondatori dellarte contemporanea polacca, da Tadeusz Kantor a Jerzy Beres, questultimo nelle sue performance o lezioni, nudo, (in visione quella del 15-X-89), a Przemyslaw Kwiek (Avant-Garde is Painting Lilac I, 1993-1998), con la parodia su Manet e Monet di grande respiro concettuale, legato (dalla curatrice) per quanto riguarda luso di antiche e popolari forme di arte, agli Street Portraits (2003) di Oskar Dawicki. O la divertente parodia sulla Venus di Botticelli da parte di Lodz Kaliska (La Strico, 1991), che conferma il fatto che la presenza maschile nella mostra si manifesta attraverso il travestimento femminile, o il Self Portrait-Geisha (2003) dAndrej Karmasz. O, chi sa perchè, con la presenza in un loop, di un uomo (lartista!), cornificato con delle corna di cervo, mentre fuma appasionatamente: è il caso di Mr. Deer-An Auto Epitaph (1990-1994) di Józef Robakowski.

Sono donne che, a partire da adesso, usano e mostrono il proprio corpo come parte artisticamente attiva della loro opera. Non si tratta nettamente di body art di arte concettuale vera e propria; é nella tradizione del postmodern che bisogna leggere le diverse proposte di queste donne, che guarda caso hanno letà e lo stesso retroterra dellomaggiata Monika Grycko (molte si sono laureate come lei all’ Accademia di Varsavia al Dipartimento di scultura nello studio di Gregorz Kowalski), e usano, come già detto, il loro bel (se mi si permette un commento maschile) corpo per il progresso della loro arte. E di progresso si tratta, se si guardano le fotografie e i video delle otto femmine da me scelte nella mostra: Mariola Przyjemska, con Catalogue dArcy Art (2001) parodia un magazine fashion di moda, unopera vista anche in Spagna; Anna Baumgart, con The Real (2001) parodia un film di Hollywood, in bianco e nero, sullamore, al quale erano tanto affezionati i nostri genitori; Elzbieta Jablonska, madre come la nostra omaggiata Grycko, usa il figliocome tante!a scopi artistici in Supermother, Batmother, Spidermother (2002); Marta Deskur, che mostra in Virgins (2002) la deformazione del corpo femminile nel rimanere incinta, immagini processate per computer; Aleksandra Went & Alicja Karska, in Planning and Organising of Space (2002) mostrano un film con i mestieri che hanno schiavizzato le femmine fino e ancora oggi: i lavori domestici; Alicja Zebrowska, Super Dustcart Diva, 2004, mostra in video e foto un altro volto della femminilità provocato dai bisogni maschili: una vedette di music hall, guarda caso, che fa una passegiata in un deposito di immondizia; Paulina Olowska, in Alphabet (2004-2005) mostra delle sue foto che formano lalfabeto, sarà lalfabeto polacco, ma senza accenti!; e finalmente Katarzyna Kozyra, nei suoi filmati, In Art Dreams Come True (2004) proietta diverse performance dove agisce, come la Grycko, da famigerata cantatrice.

Tutto, alla fine, per dire, che Monika Grycko, appartiene a questa tradizione contemporanea occidentale che lega i primi discorsi del concettuale mittel europeo con le performance nordamericane della Pop Art. Tra laltro in Polonia, lEuropa sognata dai padri fondatori dellUE, è quasi realizzata. Grycko, da un podi anni resiede in Italia, e in questo fatto cè sempre sia un miraggio culturale che un approdo sentimentale, è stato un inclito architteto a convincerla a rimanere, è la soavità della pianura padana. Cose che si ritrovano nelle sue opere, come quella (movimento extremo 1) presentata a Castellamonte, Torino (Alta Temperatura 44ª Mostra della Ceramica di Castellamonte Mostra di Arti Applicate, settembre/ottobre 2004), nella mostra curata da Enzo Biffi Gentili, dove ho participato in commissione, quando utilizza, atraverso il genius loci, la ceramica come proposta contemporanea (non bisogna dimenticare che abita a Faenza!), o unaltra (Personal Jesus), nellultima edizione della Fiera dArte Contemporanea di Forlì (2004): trattavasi di un loop dove, come ho già detto, si traveste da cantatrice, affare usato anche dalla Kozyra, o il filmetto (Agnus Dei) presentato allinterno delle attività proposte nella edizione 2005 degli Open Studio di Faenza, costruito con i miti dal cinema muto dellorrore, trasferimento che userà anche la Baumgart.

Per tanto e quanto, auguri Grycko, che siamo sulla buona strada.

Varsavia, 20 ottobre 2005.

tratto dal catalogo “Monika Grycko Movimento extremo”, 2005